Lavoro e Attualità

REFERENDUM GIUSTIZIA. IL POPOLO NON PERDA L’OCCASIONE PER DIRE LA SUA.

Scritto da Gianni Benevole

Il tema giustizia nel bene e nel male segna la vita dei cittadini e, pur rispettando,ma non condividendo, la posizione di chi afferma che temi così delicati e complessi non possano essere demandati alla volontà popolare, ho deciso di sostenere, da avvocato e da cittadino, la raccolta firme sui referendum promossi dai Radicali (l’altro partito lo ignoro volutamente). Per chi volesse firmare a breve il Partito Radicale mi farà avere i moduli che potrò far sottoscrivere a chi fosse interessato, con autenticazione della firma.

Il motivo è semplice. Ho sempre considerato quello del referendum il massimo strumento e il più importante indicatore di democrazia partecipativa.

Ritengo che il popolo sia perfettamente in grado di cogliere il senso dei quesiti che si vogliono proporre e che abbia pieno diritto di esprimersi al riguardo.

Le riforme le vota il parlamento (anche se nell’ultimo decennio le più importanti come quelle sul lavoro sono state calate e imposte dall’alto dai governi di turno che nessuno ha votato) e spesso sono ispirate a logiche distanti da chi lavora duro e si sacrifica in questo palese. E allora è indispensabile provare a ridare spazio e un minimo di centralità anche a chi le scelte sino ad oggi le ha unicamente subite, spesso con gravi e in alcun modo ristorabili conseguenze.

Le firme potranno essere raccolte dal prossimo 2 luglio (ne serviranno 500mila). Si tratta di referendum che toccano alcuni dei punti fondamentali sulla giustizia: la separazione della carriere tra giudici e pm, il presunto abuso dell’istituto della custodia cautelare, la responsabilità civile dei magistrati in caso di errori giudiziari.

Di seguito in sintesi illustro i singoli quesiti sui referendum.

  1. La responsabilità civile dei giudici

Uno dei quesiti riguarda la responsabilità diretta dei magistrati. Secondo la legge attualmente in vigore, chi oggi è vittima di un errore giudiziario può chimare in causa lo Stato che poi, entro due anni dal risarcimento, ha l’obbligo di rivalersi nei confronti dello stesso magistrato “nel caso di diniego di giustizia”, qualora si ravvisi una “violazione manifesta della legge nonché del diritto dell’Unione europea” o se viene accertato che “il travisamento del fatto o delle prove” siano “stati determinati da dolo o negligenza inescusabile”. L’obiettivo del referendum è invece permettere al cittadino di poter chiamare in giudizio direttamente il magistrato per il risarcimento dei danni.

  1. Il problema degli innocenti in carcere e il caso della custodia cautelare

Altro referendum riguarda la riforma della custodia cautelare. A questo proposito la Costituzione prevede che: “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. Ciò comporta il divieto di anticipare la pena, a meno che non si renda necessario disporre le così dette misure cautelari. La carcerazione preventiva deve (o dovrebbe) essere motivata da specifiche esigenze cautelari: pericolo di fuga, di inquinamento delle prove o di reiterazione del reato.  Secondo il partito Radicale tuttavia “lo strumento della custodia cautelare in carcere ha subìto una radicale trasformazione: da istituto con funzione prettamente cautelare, a vera e propria forma anticipatoria della pena con evidente violazione del principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza”.

Per questo nel referendum si propone di limitare la possibilità di ricorrere al carcere prima di una sentenza definitiva. Si parla di inserire dei limiti che riguardano in particolar modo la reiterazione del reato, a meno che non si tratti di “gravi delitti con uso di armi o di altri mezzi di violenza personale o diretti contro  l’ordine  costituzionale” oppure di “delitti di criminalità organizzata”.

Secondo il sito “Errori giudiziari” che si occupa con competenza e dovizia di numeri dei casi di mala giustizia, “dal 1992 al 31 dicembre 2020, si sono registrati 29.452” episodi di ingiusta detenzione legati alle misure cautelari, “in media, 1015 innocenti in custodia cautelare ogni anno. Il tutto per una spesa che supera i 794 milioni e 771 mila euro in indennizzi, per una media di poco superiore ai 27.405.915 euro l’anno”.  Secondo i promotori del referendum, la legge dunque dovrebbe servire a mettere un limite alle carcerazioni preventive.

  1. La separazione delle carriere tra giudici e pm

Un altro quesito del referendum riguarda la separazione delle carriere.  Ad oggi i magistrati della pubblica accusa e quelli chiamati a giudicare sono inseriti in un’unica categoria professionale. Nel corso della loro carriera i magistrati passano più volte dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa. Il quesito punta a stabilire che il magistrato, “una volta scelta la funzione giudicante o quella requirente all’inizio della carriera, non possa più passare all’altra”.

A favore della separazione delle carriere si schierò, tra gli altri, Giovanni Falcone, secondo cui “la regolamentazione delle funzioni e delle stesse carriere dei magistrati dal Pm non può essere identica a quella dei magistrati giudicanti, diverse essendo le funzioni e, quindi, le attitudini, l’habitus mentale, le capacità professionali richieste per l’espletamento di compiti così diversi: investigatore a tutti gli effetti il Pm, arbitro della controversia il Giudice”. Contro questa ipotesi di riforma, di cui si parla ormai da decenni, si è invece espressa l’Associazione nazionale magistrati (Anm).

  1. Il quesito “anti-correnti”

Altro referendum riguarda le regole per elezioni del Consiglio Superiore della Magistratura. Secondo i proponenti,  “il ‘caso’ Palamara’ ha portato alla luce i guasti del sistema delle ‘correnti'” e “il primo passo per poterlo sradicare è quello di superare il potere di veto delle correnti all’interno del Csm”. Attualmente un magistrato che voglia candidarsi al Consiglio Superiore della Magistratura deve raccogliere dalle 25 alle 50 firme. Con il referendum verrebbe abolito il vincolo delle firme in modo da permettere “a tutti i magistrati di candidarsi, senza dover sottostare al condizionamento delle correnti”.

  1. Abrogazione della legge Severino

Un altro quesito riguarda poi l’abolizione della legge Severino che prevede, in caso di condanna superiore ai 2 anni, che ad alcune specifiche ipotesi di reato sia comminata automaticamente la sanzione accessoria dell’incandidabilità alla carica di parlamentare, consigliere e governatore regionale, sindaco e amministratore locale. Secondo i promotori del referendum l’ultima parola deve invece spettare al giudice che può stabilire, oppure no, in base al caso specifico,  se comminare, oltre alla condanna penale, anche la sanzione accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici e per quanto tempo.

Commenti

commenti

Info Autore

Gianni Benevole

Gianni Benevole, abilitato al patrocinio davanti alla Corte di Cassazione. Ho iniziato la mia formazione come avvocato civilista, da oltre quindici anni opero prevalentemente anche nel settore del diritto del lavoro.

Commenti