Lavoro Lavoro e Politica

Referendum abrogativo sul lavoro

Scritto da Gianni Benevole

A breve la Corte Costituzionale si pronuncerà sulla ammissibilità dei tre quesiti referendari sottoscritti da oltre tre milioni di italiani per chiedere l’abrogazione di alcune norme del lavoro. Auspichiamo che il vaglio sia positivo, ma bisogna comunque farsi trovare pronti. I comitati per il NO sono giá a lavoro. Verremo chiamati a chiedere l’abrogazione delle norme del jobs act e della legge Fornero sui licenziamenti che, in ambiti e con modalità differenti, hanno modificano in peggio le tutele per i lavoratori, tutele che sono state ulteriormente ridotte dall’interpretazione ancor più rigorosa della Corte di Cassazione. Dobbiamo pronunciarci sulla cancellazione dello strumento dei voucher e sulla norma della legge Biagi che limita la responsabilità solidale negli appalti. Per questi referendum è assolutamente necessario che si rechino alle urne almeno il 50% più uno degli aventi diritto di voto. Diversamente anche se vincesse il SI il referendum non sarebbe valido.Dunque è fondamentale votare in tanti. Sto dando vita, ad un comitato, aperto a tutti, per il ” SI “.

Si chiamerá ” REALTÁ LAVORO in MOVIMENTO “, col fine di dare avvio ad una campagna informativa sui contenuti dei singoli quesiti, sugli effetti concreti e reali che le diverse norme, vecchie e nuove, produco nelle aule di giustizia e nel mondo del lavoro, lasciando perdere i dati astratti che periodicamente vengono snocciolati dai vari governi e dalla politica che continua a utilizzare il tema del lavoro come strumento di campagna elettorale.L’obiettivo è quello di creare dei piccoli comitati in ogni REALTÁ lavorativa in tutta la Sardegna. I comitati pet il NO si stanno giá organizzando e bisogna quantomeno tenergli testa. La riforma del lavoro e la crescita dell’occupazione non possono e non devono passare per la scorciatoia, semplice semplice, del taglio dei diritti e delle tutele, come è accaduto con le varie leggi dal 2010 ad oggi, mentre restano ancora inattuate e procedono con estrema lentezza le misure per le politiche attive di reinserimento e ricollocazione, non si discute minimamente delle misure per la riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro, è sempre stata sbandierata ma mai attuata, tra i punti della politica economica dei governi, la riduzione della pressione fiscale che continua a ingessare aziende, imprese e le partite iva. È questo l’aspetto che ostacola la crescita delle imprese e blocca le assunzioni, non, come si vuole far credere, l’esistenza delle tutele o l’applicazione dell’art. 18. È sufficiente fare un sondaggio tra le tante piccole e medie imprese, con meno di 15 dipendenti, dove l’art. 18 non è mai stato applicato, versano tutte in difficoltà e spesso sono state dichiarate fallite (ovviamente parlo sempre di quelle aziende oneste, spesso messe in difficoltá dalle banche usuraie e non di quelle truffaldine che prima sperperano e poi comodamente dichiarano il fallimento in proprio per non pagare stipendi e tfr ai dipendenti, mettendoli a carico dell’Inps). Prima ancora di sperare di creare nuovi posti di lavoro, bisogna proteggere e sostenere quelli esistenti, sostenere chi crea occupazione reale e duratura, studiare misure strutturali anche decentrate che consentano ai datori di lavoro onesti e virtuosi di crescere e di originare altra occupazione. Bisogna creare un’anagrafe pubblica delle aziende, accessibile a tutti, specie tra quelle, come le grandi multinazionali o grosse imprese locali che vivono di spot e continuano da anni, con estrema facilitá, a falsare il mercato, a truffare e ad aprire continuamente, con soldi pubblici, procedure di mobilitá ricattatorie per buttare fuori dal mondo del lavoro 50, 100, 200 …. dipendenti per volta e persistono nel fare incetta di agevolazioni e di decontribuzioni varie, finanziandosi con i soldi dei contribuenti.

Creare un’anagrafe pubblica che consenta ai dipendenti e al mercato monitorare, di dare un voto e di esprimere una valutazione, anche anonima, su queste aziende, sulle politiche di formazione e di gestione delle risorse umane adottate, sul corretto utilizzo delle risorse pubbliche delle quali si continua ad abusare. Il comitato è aperto a tutti e opererá in favore e con tutti quanti vorranno sostenere le ragioni del SI. Non credo di sbagliare nel sostenere che l’occasione è unica per tentare di dare voce a chi ha solo subito le pessime politiche del lavoro degli ultimi anni. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, l’Italia è sempre ai primi posti per disoccupazione, povertá e esclusione sociale, cuneo fiscale, retribuzioni basse, pressione fiscale, addizionali comunali e regionali che colorano di rosso le buste paga. Vi chiedo di sostenere l’iniziativa e di condividere.

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Info Autore

Gianni Benevole

Gianni Benevole, abilitato al patrocinio davanti alla Corte di Cassazione. Ho iniziato la mia formazione come avvocato civilista, da oltre quindici anni opero prevalentemente anche nel settore del diritto del lavoro.

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