Lavoro e Politica

Crisi di identità e di coerenza.

Scritto da Gianni Benevole

Nel 2011, con l’ultimo governo di centrodestra, lo Statuto dei Lavoratori era ancora integro, l’art. 18 era ancora intatto e nelle aule di giustizia veniva applicato il principio di proporzionalità a tutela del lavoratore; esisteva ancora la reintegrazione nei licenziamenti collettivi; le cause di lavoro e di previdenza erano ancora esenti dal pagamento del contributo unificato e il lavoratore non doveva versare soldi allo Stato per adire un Tribunale e richiedere giustizia; le cause sui licenziamenti si potevano azionare entro cinque anni, non esistevano le norma sul demansionamento; non esistevano limiti al risarcimento per il licenziamento illegittimo; diritti e tutele dei Lavoratori non erano state ancora cancellate. Dal 2011, con i governi di centro sinistra a guida PD, il lavoratore che vuole richiedere giustizia e adire un Tribunale deve pagare l’obolo allo Stato e versare un oneroso contributo unificato salve rare eccezioni; il termine per agire in giudizio in ipotesi di licenziamento è stato ridotto da 5 anni a 270, sino a 180 giorni; l’art. 18 è stato stravolto dalla Riforma Fornero e praticamente cancellato dal Jobs Act che, tra le altre, ha introdotto una norma bavaglio con cui è stato espressamente vietato ai giudici di far applicazione del principio di proporzionalità che in certi casi consentiva la reintegrazione del lavoratore. Le aule di giustizia, dove sino al 2011 si poteva ancora discutere di diritti e di tutele fondamentali per i lavoratori, sono state letteralmente intasate e congestionate a causa di riforme inutili che le hanno trasformate in un mercato indecifrabile anche per  ISTAT e INPS.

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Info Autore

Gianni Benevole

Gianni Benevole, abilitato al patrocinio davanti alla Corte di Cassazione. Ho iniziato la mia formazione come avvocato civilista, da oltre quindici anni opero prevalentemente anche nel settore del diritto del lavoro.

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